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Prime Esperienze

il trattamento prima parte


di poeta57
21.01.2025    |    1.046    |    1 9.5
"Sentiva i suoi testicoli sbatterle sul sedere e doveva ammettere che messo così, bene, bene, fino in fondo, bé non era male..."
Fu fatta accomodare in un’altra stanza più piccola, molto calda, con poltrone di pelle e fu invitata a spogliarsi completamente.
Poi l’uomo senza attendere commenti o domande, si voltò ed uscì rapido.
Lei si guardò intorno indecisa. Fece qualche passo verso la porta da cui era entrata ed alzò la mano come a volerne aprire la maniglia. Poi, quando era a meno di un metro dalla porta, di fermò, dubbiosa. Non sapeva proprio che fare. Era una pazzia. Che fosse lì per fare sesso era evidente, ma spogliarsi completamente così, a freddo, le sembrava quasi offensivo, quasi fosse da un dottore e non da un amante sapiente.
Una voce da un altoparlante disse: “la prego: si spogli o esca dalla stanza” era la voce calda e sensuale di un noto attore americano. Si chiese come avevano fatto a manipolarla per ottenere quell’annuncio. Poi la voce ripeté: “la prego o si spoglia o esce.”
Come spinta da qualcuno lei si avvicinò ad un separé e lì nascosta iniziò a spogliarsi. Man mano che si toglieva i vestiti prendeva coraggio e alla fine in pochi secondi fu completamente nuda. Meno male che faceva davvero caldo, lì dentro e quindi non avvertì il minimo brivido sulla pelle. Uscita dal separé rimase in piedi un po’. Poi, visto che non succedeva nulla, prese dalla borsetta un fazzoletto di carta, lo stese sulla poltrona di pelle e si sedette. Pensò alla sua amica che la stava aspettando di là e sicuramente si stava chiedendo cosa stava facendo.
La pelle, quella sì, era leggermente fredda a contatto con la sua. Sulla coscia la pelle le si raggrinzò un po’ come se le fosse venuta la pelle d’oca. Passò ancora almeno un minuto se non di più. Lei aveva già accavallato più volte le gambe riflettendo ogni volta di come fosse strano da nudi quel movimento tanto normale quando si era vestiti. La sua pelle sulla sua pelle. Il movimento della passera, che si schiudeva un poco e poi si richiudeva. Strano. Mai avvertito.
Poi finalmente entrarono. Erano in tre. Si sentì perduta. Immediatamente pensò al telefonino ancora acceso nella sua borsa e fu tentata da chiedere di andare in bagno per poter sussurrare qualcosa alla amica di là dal telefono. Poi si sentì una stupida a quel pensiero. In fin dei conti fin lì erano stati di una correttezza esemplare. Nessun trucco, nessuna violenza o pressione psicologica. C’era da aspettarsi che la cosa proseguisse così. Certo loro erano tutti vestiti e profumati e lei, lei era nuda, completamente, solo con le scarpe. Imbarazzo. Uno dei tre le ordinò di alzarsi. Lei lo fece e nel farlo, nel vedere il proprio corpo nudo riflesso in uno specchio posto nell’angolo della stanza, nell’osservare quanto il suo seno fosse ancora prepotente nonostante qualche anno e la pancia tesa e il sedere, in fin dei conti assolutamente passabile, l’orgoglio di donna le tornò e si sentì meno in imbarazzo. Fece un respiro profondo e sollevò ulteriormente le tette. L’ultima cosa che notò fu con soddisfazione che i capezzoli le si erano alzati verso l’alto maliziosi.
“Ci segua, per favore” le ordinò sempre lo stesso. Lei fece un passo e loro tre si aprirono facendola inserire per seconda nella fila che uscì dalla stanza. Fatto un lungo corridoio buio e profumato entrarono in una stanza da letto, fresca e anch’essa odorosa. Profumo come di fiori ed erba tagliata.
Il letto era grande e aveva un baldacchino con tende leggere tutto intorno. Fu invitata a stendersi sul letto e i tre uomini si misero seduti di fronte a lei. “Ora inizia il trattamento. In cosa consisterà non glielo dico. Il mistero fa parte del trattamento stesso. A sua salvaguardia sappia che in qualsiasi momento lei voglia smettere basterà dirlo o farlo capire con chiarezza e il trattamento verrà interrotto immediatamente, lei sarà riaccompagnata allo spogliatoio e potrà raggiungere la sua amica. Tutto chiaro?” Il tono era sempre molto deciso. Lei fece di sì col capo.
La luce improvvisamente sparì. Rimase un chiarore debole e soffuso che sembrava arrivare dal pavimento. Una musica leggera si impadronì dell’aria. Una voce molto bassa disse: “inizia tu, signor uno” Poi si sentirono dei passi, una porta si aprì e si richiuse e lei, lei rimase così ferma sul letto. Nel buio quasi assoluto, una figura si avvicinò al letto. Il profumo nell’aria si era fatto più forte, intenso. Incenso, profumi orientali avevano preso il posto di quello dei fiori. Qualcuno doveva vaporizzare quelle essenze proprio sopra il letto. La temperatura era ideale, né caldo, né freddo, giusta e le lenzuola di cotone fresco erano lisce sotto di lei. L'uomo aprì la tenda e si sdraiò sul letto. Nell’avvicinarsi lei pensò che doveva essere nudo. Almeno le gambe nude erano certamente nude. L’avevano sfiorata. Quel contatto al buio l’aveva fatta sobbalzare, quasi l’avesse presa alla sprovvista. Cercò di calmarsi, anche se l’eccitazione sembrava aver reso sensibilissima ogni parte del suo corpo. Le mani dell’uomo le afferrarono le caviglie. Erano mani piccole, ma forti. Senza anelli. Calde. Piccole e calde e subito dopo lasciarono le caviglie e iniziarono a massaggiarle i piedi per poi risalire molto lentamente di nuovo alle caviglie, ai polpacci, su, su fino alle cosce. Lavorava con calma e teneva quasi sempre il palmo della mano aperto, caldo, piccolo, forte.
Sulle cosce le mani si misero a lavorare insieme. Al buio, cercava di guardare quell’uomo per cercare di capirne le forme, la muscolatura. Impossibile. Solo una sagoma a volte compariva e scompariva, una spalla, la testa, un braccio. Poi tutto tornava ad essere nero sul nero.
Il profumo orientale ora si mischiava all’odore di quell’uomo, un odore fresco, come di chi ha appena fatto la doccia. Lei era sdraiata sulla schiena con il collo che spesso si irrigidiva nel tentativo di vedere qualcosa. Una mano le carezzò la fronte e la spinse a reclinare il capo. Poi dopo aver finito di massaggiarle le cosce ed averla lasciata per qualche secondo lì, ferma, in silenzio, come scomparso, l’uomo la toccò nuovamente e afferrandole un polpaccio (ancora una volta la sua piccola mano forte) le fece intendere che doveva girarsi, cosa che lei fece lentamente, mettendosi prima su un fianco e poi finalmente girandosi. Al che lui prese a ripetere lo stesso massaggio, ma da dietro.
Dopo aver finito il massaggio, lei si sentì morbida e rilassata. Ancora qualche secondo in silenzio, da sola, con lui evidentemente fermo al suo fianco, poi le mani di lui presero a farle una massaggio alle braccia e alle mani, che con un gesto le aveva steso in alto sopra la testa. Quando ebbe finito, lei sospirò. Aveva chiuso gli occhi. Vigile, ma rilassata.
Al buio sentì che lui si muoveva, sul letto, lentamente e che stava tornando verso le sue gambe. Poi sentì la sua bocca sui genitali e il calore del suo fiato le fece fare un nuovo sospiro ancora più profondo.
L’uomo sembrava la leccasse solo con l’inizio della lingua. Era una lingua piccola, infatti, anche quella, come le mani, calda, ruvida, dura e piccola. Lei pensò alla lingua di un gatto, alla gattina che aveva avuto anni prima quando leccava il latte nella ciotola. Piccole ruvide veloci leccate. Quello continuò cosi, con solo la punta della lingua, come un piccolissimo pene a baciarla. Lei scostò un poco le gambe e si rilassò ancora di più, iniziando a sentire che l’eccitazione dei sensi stava mutandosi nella classica sensazione che in lei precedeva la voglia di fare all’amore.
Poi, quando fu pronta, lui si tolse e le salì sopra inducendola ad aprire le gambe. Lei, lei sentì il suo pene sfiorarla e le sembrò lungo, lungo, ma sottile, delicato. Al buio sorrise pensando che spesso anche le cose che iniziano meglio finiscono male. Se quello era il trattamento bisogna far causa alla amministrazione. Decise di portare pazienza ancora un po’. In fin dei conti a baciarla era stato proprio bravo. L’uomo iniziò col cazzo a massaggiarle le labbra e il clitoride, già sensibile dai baci precedenti. La curiosità sulle dimensioni di lui la raffreddavano molto e smise di provare piacere. Lui se ne accorse quasi subito e tornò a baciarla, girandosi con rapidità e offrendosi per un sessantanove. Lei, lei era curiosa e lo prese in mano. Con le dita ne seguì i contorni. Era asciutto, duro, elastico, lungo e sottile. La cappella quasi non si distingueva dal resto. Sembrava davvero il pene di un ragazzino, perfetto nelle forme e con le sue due piccole mele belle sode e staccate lì sotto.
Sentendo il calore del piacere della bocca di lui riprenderla, anche lei per riconoscenza prese a baciarlo. Strano. Non aveva sapore. Il poco liquido che ne usciva era poco colloso e quasi (quasi) insapore. Strano. Sottile, duro, e lungo, molto lungo, ma sottile. Tenendolo in mano si disse che doveva essere un po’ più lungo del normale, ma forse si sbagliava, non era sicura. Il buio poteva confondere le sensazioni. Strano. Si chiese cosa avrebbe provato se lui l’avesse infilato fino in fondo e glielo chiese.
Lui si rigirò di nuovo ed eseguì, infilandoglielo in un colpo solo fino alla radice. Sentiva i suoi testicoli sbatterle sul sedere e doveva ammettere che messo così, bene, bene, fino in fondo, bé non era male. Qualcosa sentiva. Sì, qualcosa sentiva. Bene, molto bene, si disse. Le sembrava d’essere un po’ Alice nel paese delle meraviglie. Tutta quella storia era così strana precisione che l’eccitazione un po’ le era passata lasciando il posto alla curiosità e ad una certa qual insoddisfazione sessuale. Poi una voce disse che era arrivato il momento della seconda parte del trattamento.

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